di Elena Asero
1. Le origini
In base alle nostre ricerche possiamo ipotizzare che le origini di Rozzano siano molto antiche, e ricorrendo alla toponomastica abbiamo cercato di sostenere una tesi diversa da quella che riconduce l’origine al nome del legionario romano Rutius.
I nomi con i quali si designano i luoghi non cambiano facilmente, ma neppure sono immutabili. Per cause diverse essi possono essere sostituiti con altri nomi, ma un rinnovamento del sistema toponomastico di una regione non si verifica se non per cause gravi, come per esempio, quando, ad antichi abitanti subentrano in misura più o meno totale nuovi abitanti, i quali tenderanno ad usare per quei luoghi nomi nuovi nella loro lingua. Inoltre, neppure la sostituzione in una regione di una lingua con un’altra diversa comporta di solito uno sradicamento in grande scala della toponomastica precedente, infatti i nuovi abitanti prenderanno dai primi molti dei nomi di luogo con i quali i nativi designavano le città, le montagne, i fiumi o i laghi.
Pertanto, si può affermare che i toponimi sono in origine parole comuni della lingua dei primi abitatori, e poiché i toponimi sopravvivono alle popolazioni e alle lingue che li inventarono, diventano i testimoni delle differenti etnie che hanno abitato una regione nel corso dei secoli. I toponimi portano con sé i marchi distintivi della lingua a cui appartennero, e ci permettono di identificare con una certa precisione la filiazione etnica dei primi abitanti.
Per rendersi conto dell’origine di un agglomerato urbano occorre osservare sia la posizione, sia l’ambiente geografico in cui viene a svilupparsi. Conviene ricordare che il nostro territorio si trova in un bassopiano ricco di terreni argillosi che prima dell’intervento umano era caratterizzato da acquitrini, paludi e selve. Questo luogo pertanto si rivelò adatto per l’insediamento umano preistorico, sia per l’abbondanza dei corsi d’acqua, sia per il legname, sia per la selvaggina, e non per ultimo, per l’argilla utilizzata nelle tecniche costruttive. Qui l’uomo aveva tutto ciò di cui aveva bisogno.
Noi sappiamo che il nome Rozzano deriva dalla radice “Roz” e dalla desinenza “-anum”. “Roz” proviene dal latino Rutius o Rotius traduzione del nome ruber che in indoeuropeo significa “rosso” da *rudh-. Quale nome migliore avrebbero potuto dare a questo luogo i primi abitanti, che presumibilmente erano di origine celtica, se non quello di "rosso" prendendo spunto proprio dal colore del terreno?
Si ritiene verosimile che il nostro territorio fu toccato dalle popolazioni celtiche in quanto molto probabilmente esisteva un itinerario commerciale che utilizzava una pista lungo il fiume Olona. Un tempo questo fiume fluiva a ponente di Milano e il nome Olona compare ancora in un modesto corso d’acqua che si trova nei nostri territori, impoverito dalle irrigazioni e ridotto alle funzioni di colatore, che però nel percorso conserva l’andamento sinuoso caratteristico di un fiume. E’ molto probabile che l’antico corso d’acqua naturale, scendendo da nord, ancora all’inizio dell’impero romano, passando per Rozzano e poi per Binasco fluiva verso Lacchiarella, dirigendosi verso sud per gettarsi nel Ticino.
Un altro dato che ci permette di ipotizzare che il toponimo Rozzano non è di origine romana consiste nel fatto che tutti i documenti medioevali non riportano l’esistenza di un alcun fundus, e ciò ci porta a concludere che in questo luogo non era attestata nessuna proprietà privata; come invece avviene per Quinto de’ Stampi, Ponte Sesto e Cassino Scanasio.
Ricordiamo che Quinto de’ Stampi e Ponte Sesto sono invece di indiscutibile origine romana. Essi sorsero quando fu costruita la strada consolare Mediolanum-Ticinum che iniziava appena fuori Porta Gemina, Ticinese di Milano e proseguiva in linea retta sino a Pavia. La strada era lunga 21 miglia e ad ogni miglio vi era una lapide, la quale in alcuni casi dette il nome alle nuove località che vennero fondate lungo il percorso. E così il toponimo Quinto ricorda la V lapide, e solo in epoca medioevale gli fu aggiunto de’ Stampi in favore della famiglia che ne possedette la proprietà. Il toponimo Ponte Sesto invece oltre a ricordare il VI cippo miliare conferma l’esistenza di un ponte che oltrepassava il Lambro presso cascina Gambarone.
2. Il cristianesimo rurale: la Pieve di Locate
Lo studio del sorgere e l’organizzarsi della Pieve stabilisce in che modo la fede cristiana conquistò le popolazioni rurali. Il cristianesimo faticò molto a penetrare nelle campagne, ma ciò avvenne solo con la diffusione delle pievi rurali, istituzioni create secondo il criterio della più pura concezione romana della territorialità. Si chiamarono pievi, dal latino plebs, per indicare la plebs rustica, cioè la popolazione delle campagne che dopo essere stata battezzata nella chiesa plebana, vi conveniva poi per santificare le feste, per ricevere i sacramenti, per sposarsi e per ascoltare l’istruzione evangelica. A capo di ogni chiesa plebana era preposto un presbitero plebano, chiamato archipresbyter, che da vero missionario diffondeva il cristianesimo, cercando di sradicare dalla mentalità contadina i culti e le forme di religiosità pagana. La religiosità della popolazione delle nostre campagne, formata da schiavi, coloni, piccoli e grandi proprietari terrieri, in parte celtica ormai mescolata con l’elemento romano, aveva conservato gli antichissimi culti tribali adattandoli alla religiosità romana.
È possibile constatare l’antichità delle Pievi se si considera il Santo titolare della Chiesa plebana. Questo era sempre un martire che diveniva il patrono ufficiale di tutta la comunità, fuorché nel periodo longobardo, quando la popolazione ariana preferì dopo la conversione scegliere altri santi patroni.
I Longobardi entrarono in Milano nel 569 portando con loro un cristianesimo adulterato da una sottile eresia orientale: l’arianesimo. La popolazione si trovò in irriducibile contrasto con i nuovi arrivati che avevano i loro vescovi, i loro battisteri e le loro chiese, molte delle quali erano templi già cattolici sequestrati dall’autorità regia. Tuttavia, le pievi forti della loro sapiente organizzazione tennero saldamente uniti nel vincolo religioso gli abitanti della campagna, ai quali si erano aggiunti numerosi cittadini fuggiaschi. Dopo un secolo di dominio la gente longobarda si fuse con la popolazione locale e cominciò a far battezzare i figli dai sacerdoti cattolici.
Tra le 57 pievi in cui era divisa la diocesi milanese, quella che era chiamata la pieve di Locate con il suo centro a Pieve Emanuele era una delle più piccole. Rozzano e il suo territorio faceva parte di questa Pieve, la quale per circa un millennio fu il centro della vita religiosa.
Il primo documento che parla della Pieve di Locate risale al periodo carolingio (IX secolo d.C.). In un manoscritto del XIII secolo la pieve di Locate contava 16 chiese e 23 altari. In Cassino Scanasio “Casine Scanaxio” esisteva la chiesa di S. Biagio, a Quinto de’ Stampi “in loco Quinto” quella dedicata ai SS. Fermo e Rustico, a Rozzano “Rozano” la chiesa di S. Ambrogio con l’altare di S. Maria Maddalena, a Torriggio “Turrigia - Turrigio” la chiesa consacrata a S. Maria dotata dei due altari di S. Giovanni Battista e di S. Pietro e che solo più tardi (secoli XIV – XV) diventerà la chiesa di S. Antonio abate. Questo manoscritto non parla della chiesa di Ponte Sesto, che pure esisteva già, perché essa è dedicata a San Giorgio e volutamente omette tutte le chiese consacrate ai Santi di origine longobarda: San Giorgio e San Michele. Inoltre, la stessa fonte documenta l’esistenza in Rozzano di una chiesa dedicata a S. Martino, ma stranamente la stessa viene indicata come appartenente alla pieve confinante di Cesano Boscone, tra l’altro di questa chiesa non è rimasta alcuna documentazione.
In un altro documento stilato alla fine del XIV secolo è contenuto oltre alla divisione della diocesi di Milano in pievi e parrocchie, anche lo stato di tutti i cosiddetti “corpi santi” che figurano ordinati secondo la loro dipendenza plebana, perché forniti di reddito.
L’elenco registra che la chiesa di Rozzano doveva pagare un contributo tra i più modesti ed appare come piuttosto povera. La rendita della “capella S. Ambrosii era di soli “L. 1 S. 2 D. 5”, cifra di estimo veramente ridotta trattandosi di una lira, di due soldi e di cinque denari.
Lo stanziamento di famiglie longobarde nel territorio rozzanese ha lasciato importanti tracce nei documenti di compravendita dell’XI e del XII secolo. Per quanto riguarda il villaggio di Rozzano invece abbiamo solo documenti che ci attestano l’importanza e il potere di una famiglia originaria di questa località.
3. I “da Rozano”: una famiglia di giudici
Tra le famiglie che emergono maggiormente dalle pergamene consultabili ci sono i giudici “da Rozano”, i quali avevano il cognome derivato dal toponimo e/o discendevano da uomini originari di questa località, o ne provenivano essi stessi.
La curia milanese utilizzò fra i migliori giudici della città per le proprie controversie i “da Rozano”, famiglia di rango elevato, già stabilitasi però a Milano dove i diversi membri, secondo una tradizione delle migliori famiglie del contado inurbate, occupavano posti di responsabilità ed esercitavano pubblici
incarichi.
Un documento che risale al settembre 1179 attesta che il giudice Nazaro “de Rozano” assessore dell’arcivescovo Algisio sentenziò in una causa di un laico contro il monastero di Chiaravalle per la proprietà di una casa in Milano. Un altro documento datato 28 giugno 1180 riporta sempre lo stesso “giudice Nazaro de Rozano”, assessore dell’arcivescovo Algisio, che assolve il prevosto della chiesa di S. Stefano di Rosate in una controversia.
Lo stesso giudice Nazaro riemerge nell’ottobre 1188, come ci racconta il Giulini. Accadde che l’imperatore svevo Federico I detto il Barbarossa volle che si determinasse giuridicamente se l’isola di Fulcheria fosse una regalia, oppure appartenesse alla città di Crema.
A tal fine egli destinò alcuni ministri, i quali difendessero le ragioni imperiali contro i cremaschi davanti a tre giudici di corte. I cremaschi avendo consultati i loro giudici, fra i quali vi era sempre il nostro “Nazaro da Rozano”, giudicarono più opportuno il non opporsi alle pretensioni del principe. Lo stesso Giulini osserva che i giudici milanesi erano assai stimati, ed erano chiamati non solamente in altri luoghi d’Italia per amministrare la giustizia, ma anche presso la corte imperiale dove si trovavano frequentemente fra i giudici regi alcuni dei nostri cittadini.
4. La disfatta di Federico II
Federico I, detto il Barbarossa, salito al trono nel 1152, venne in Italia per riaffermare quell’autorità che l’Impero aveva in parte perduto, pretendendo di sottoporre le autonomie comunali italiane al controllo imperiale.
Il netto primato conseguito da Milano rispetto alle altre città della Lombardia ne fece subito la principale avversaria dell’imperatore, di cui si mostrò poco disponibile a riconoscere l’autorità. L’ingerenza imperiale nella politica italiana ebbe fine con la morte di Federico II avvenuta il 13 dicembre 1250 lasciando il regno d’Italia nelle mani dei
vincitori.
In questo quadro storico, nel nostro territorio, si è svolta la battaglia definitiva che sanzionò la ritirata dell’imperatore dalle terre italiane.
La dieta convocata da Federico II a Cremona per la Pasqua del 1226 venne disertata dalle città e fornì il pretesto, su iniziativa di Milano, per rinnovare il giuramento della Lega lombarda. La reazione di Federico II fu molto dura, scese in Italia con un esercito di tremila uomini sbaragliando nel novembre del 1237 a Cortenuova vicino Bergamo l’esercito dei milanesi. Dopo questa sconfitta alcuni aristocratici milanesi si schierarono con l’imperatore e nel 1239 Federico II, come scrive il Giulini: “determinò di passare a far una visita alla nostra città e invitò a venir seco fra le altre le città di Pavia e di Vercelli”. “L’armata nemica non entrò nel territorio milanese se non che nel dodicesimo giorno di settembre. Al primo entrare Melegnano, Mandriano, Bascapè, ed altre diciannove terre, furono distrutte e il campo fu posto nella pieve di Locate”. “Poiché i Milanesi furono accampati a Camporgnano, l’imperatore si portò a riconoscerli con alcuni militi milanesi banditi che erano presso di lui; e perciò salì sopra una torre, che si chiamava la Torre degli Stampi”. Questa è l’unica notizia certa che abbiamo dell’esistenza della Torre a Quinto de’ Stampi, costruita dagli Stampi nobile famiglia originaria di questo luogo della quale ci rimane l’apposizione al nome Quinto. “Alla vista del nostro esercito, che gridava “a morte, a morte” la squadra de’ Saraceni, si avanzò. Que’ Saraceni ebbero la mala ventura; ve ne restarono sul campo molti ad empire i fossi; e molti altri furono condotti prigionieri al nostro campo, con parecchi cavalli. L’imperatore allora si avanzò con tutto l’esercito, e pose le sue tende a Cassino Scanasio. I Milanesi avendo tagliate alcune chiuse, allagarono tutto il campo imperiale, essendosi egli consigliato coi militi milanesi banditi, si ritirò a Lacchiarella, e poi andò ad accamparsi fra Besate e Casorate.”.
La battaglia si concluse con la sconfitta dell’esercito imperiale e la sua dipartita definitiva dalle terre italiane.
L’origine della Signoria milanese sta in questi avvenimenti bellici. Nel momento più brutto della disfatta, i soldati milanesi, erano stati soccorsi da Pagano della Torre, il quale fu eletto dal popolo nel 1240 a podestà, col dichiarato intento di farsi protettore contro gli abusi della nobiltà, ma dopo la sua morte gli avvenimenti presero un’altra piega. E così si concluse l’età dei Comuni ed iniziò quella delle Signorie.
Glossario
Arianesimo: Vasto movimento ereticale dell’antichità cristiana, promosso dal prete africano Ario (256-336 d.C.); asseriva che, nella trinità divina, soltanto il Padre è Dio, mentre il Figlio è tale solo in quanto partecipa della grazia, essendo estraneo alla sostanza divina.
Civiltà di Golasecca: Con questo nome si designa la civiltà che si scoprì nella località di Golasecca lungo le rive della sponda lombarda del Ticino, ma la sua estensione si propagò su un’area molto estesa delimitata a sud dal corso del Po e ad est dall’Olona. Le sue radici affondano nell’età del Bronzo ma il suo sviluppo avvenne nell’età del Ferro (IX-V secolo) ed è espressione di popolazioni celtiche di provenienza d’Oltralpe.
Era celtica: Le prime notizie sui Celti risalgono alla fine del VI sec. a.C., quando la loro famiglia linguistica, staccatasi circa 2000 anni prima dal ceppo indoeuropeo, comprendeva già diversi gruppi distinti.
Il nucleo centrale comprendeva le popolazioni che abitavano i territori situati fra le Alpi e il limite meridionale delle grandi pianure del nord d’Europa. Qui si trovava nel V secolo a.C. l’epicentro della civiltà detta di La Tène (o lateniana), da una località svizzera sul lago di Neuchâtel, dove furono ripescati dalle acque numerosi oggetti caratteristici di questo periodo. A detto periodo corrisponde l’era gallica cioè la cultura attribuita ai Celti storici, quelli che invasero l’Italia all’inizio del IV secolo a.C.
L’analisi delle cosiddette iscrizioni leponzie, realizzate dalla fine del VI secolo a.C. in caratteri derivati dall’alfabeto etrusco, indica tuttavia che alcuni gruppi celtici, erano già ben integrati in Italia settentrionale, nell’attuale Lombardia e forse anche più a sud.
Questa situazione indica chiaramente che la celtizzazione dell’Europa era avviata in profondità ben prima dell’ingresso dei Celti nella storia e della nascita della civiltà di La Tène. L’estensione progressiva di questa cultura a partire dalla sua zona di origine, riflette soltanto l’ultima tappa dei movimenti migratori del solo gruppo centrale.
Fundus: Unità di misura attribuita dal catasto romano e confermata poi, ai fini fiscali dell’imposta fondiaria, dal Digesto, rimasta intatta in epoca tardo-romana, barbarica e per tutto il Medioevo, nonostante nuovi acquisti, vendite o cessioni di sue parti e nono-stante la sua disgregazione in parcelle fra più eredi o nuovi possessori.
Indoeuropei: Concetto meramente linguistico. Si dice di un gruppo di lingue europee e asiatiche aventi in comune caratteri tali da giustificare l’ipotesi che in età antica fossero intimamente legate fra loro e risalissero a una lingua unitaria, definita dagli studiosi “indoeuropea”. Questo significa che, in un dato momento del passato, essi furono un unico popolo. Fu individuata la sede originaria nelle steppe del sud della Russia, fu stabilito quando, come e perché esso si diffuse in Europa, e inoltre com’era l’Europa e chi la abitava prima che arrivassero gli indoeuropei.
La prima espansione è databile tra il 4400 e il 4200 a.C. e toccò l’Europa nella zona danubiana e balcanica, la seconda penetrazione ebbe luogo tra il 3400 e il 3200 a.C. in Europa centrale, e infine la terza penetrazione tra il 3000 e il 2800 a.C. verso l’Egeo e l’Adriatico. Gli indoeuropei vissero un’epoca preistorica e nessuna testimonianza scritta è arrivata fino a noi. Tutto ciò che conosciamo lo sappiamo grazie agli elementi che sono sopravvissuti nella lingua dei popoli storici: i Germani, i Celti, i Balti, gli Slavi, gli Illiri e i Latini e altri, che da loro discendono. L’indoeuropeizzazione dell’Europa è il risultato di un processo durato millenni ed è costituito da un garbuglio inestricabile di movimenti di popolazione, di avanzate e retrocessioni di lingue, di un’intensa ibridazione dovuta alla mescolanza di razze, lingue e culture.
Insubri: Gli storici antichi ci hanno tramandato che i fondatori di Milano furono gli Insubri, un popolo che per comune ammissione viene riconosciuto come discendente dai golasecchiani. La presenza di Celti nell’ambito della società golasecchiana, testimoniata da importanti documenti in lingua celtica, conferma che i Celti arrivati in Italia nel VI sec. a.C., si stanziarono in un’area già parzialmente celtica, abitata da Insubri “golasecchiani”. L’unione tra le due compagini, di uguale matrice etnica, è confermata dall’adozione del nome comune di Insubri, che connoterà i Celti del territorio lombardo occidentale fino all’età augustea. Anche i nuovi gruppi lateniani, arrivati con le ondate migratorie di IV – III sec. a.C., si integrarono con gli Insubri preesistenti e continuarono ad essere definiti Insubri nelle fonti scritte. In definitiva, i Celti golasecchiani hanno mantenuto relazioni importanti con quelli d’Oltralpe e l’invasione del IV secolo è stata preparata ed eseguita con la loro collaborazione.
Linguistica indoeuropea: Scienza che studia le lingue indoeuropee.
Periodo denominato La Tène: Le genti della cultura La Tène provengono dalle Alpi e trae il nome dal villaggio di La Tène situato all’estremità del lago di Neuchatel in Germania. La periodizzazione di questa cultura viene così scandita:
1) La Tène B, dal 375 al 250 a.C.
2) La Tène C, dal 250 al 120 a.C.
3) La Tène D1, dal 120 al 70 a.C.
4) La Tène D2, dal 70 al 25 a.C.
Protostoria: Prima fase, la più antica che attiene alle origini della storia di un popolo o di una cultura. Il periodo più recente della preistoria.
Preistoria: Periodo della storia dell’uomo precedente l’uso della scrittura.
Sistema delle Tre Età: Sistema di classificazione per la sequenza dei periodi tecnologici (pietra, bronzo e ferro) della preistoria. Stabilisce il principio che attraverso la classificazione dei manufatti si può giungere alla determinazione di una sequenza cronologica. Gli studiosi hanno così ripartito il III e II millennio in età del Bronzo e il I millennio a.C. in età del Ferro, così suddivise:
Bronzo antico 2300 - 1700 a.C.
Bronzo medio 1700 - 1350 a.C.
Bronzo recente 1350 - 1200 a.C.
Bronzo finale 1200 - 1000 a.C.
Prima età del Ferro 1000 - 500 a.C.
Sostrato o substrato (lingu.): la lingua diffusa in una data area prima che un’altra lingua si sovrapponesse a essa, esempio: il sostrato celtico della toponomastica lombarda.
Toponomastica: Scienza che studia i nomi propri di luogo.